Tagliaferri MTB

8 settembre 2007


Schilpario - Rif. Tagliaferri - Diga del Gleno - Pianezza - Vilminore - Schilpario

(con una bici al seguito - chissà poi perché...)




Itinerario di salita: sentiero 413 da Schilpario, lungo la valle del Vo' fino al passo di Venano, quindi deviazione verso rif. Tagliaferri

Fase 1 : salita

Partenza: ore 10.05


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Si inizia con circa 1,5 km pedalabili, su strada prima asfaltata poi sterrata, fino ad un ponticello



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Segue un tratto ripido, con gradini, da affrontare con la bici in spalla.
Quindi il sentiero prosegue con pendenza regolare; si riesce a spingere la bici senza troppe difficoltà, e vi sono anche alcuni brevi tratti pedalabili, che rappresentano però più l'eccezione che la norma.
In circa 1h15 si giunge al ponticello in prossimità della baita di Venano di Sotto.


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Si prosegue, con qualche tornante

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In circa 1h45 si arriva alla baita di Venano di Sopra - qui il sentiero si spiana, e si attraverso un ampio anfiteatro erboso. Sentiero pedalabile, comodissimo e molto godurioso, per circa 800m; poi si riprende a salire a spinta (l'abitudine ha il sopravvento...).

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Dopo circa 2h40 si arriva a due piccoli laghetti (quota c.a 2200m) - in lontananza si vede il rifugio.

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Prima di raggiungere il rifugio ci sono 2 passaggi rocciosi che obbligano a caricare nuovamente la bici in spalla.

Alle 13.10, dopo circa 3h05, arrivo al rifugio.

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Condizioni psicofisiche: accettabili, ma non eccellenti (ovvero autonomia residua di non più di un'ora).
Pranzo, meno "sontuoso" del solito- probabilmente dovuto al fatto che c'era molta più gente del solito, e quindi hanno dovuto rivedere al ribasso le porzioni - ma comunque di buon livello.

Tempo ufficiale sentiero: 3h30; tempo senza bici da spingere: direi meno di 2h.
Pedalabilità: circa 3km dei 12 totali. Con molta buona volontà forse 4km.

Dopo pranzo, nuova salita verso il passo di Belviso.
Tre passaggi con bici in spalla, e ultimo pezzo ripido e molto faticoso (soprattutto considerato che lo si percorre in fase digestiva).
Al termine della salita si percorre un tratto in saliscendi lungo il ghiaione sovrastante il lago di Belviso - sentiero facile, ma con fondo piuttosto sdrucciolevole (esperienza diretta...), che porta finalmente al passo (quota 2518m).
Circa 1,5km, percorsi in 35min.

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A questo punto inizia la...

Fase 2 : discesa

La discesa si svolge lungo i sentieri 410 (p.sso di Belviso - diga del Gleno) e 411 (diga del Gleno - Pianezza di Vilminore)

2.1: dal passo di Belviso all'inizio del pianoro (Terza baita del Gleno)

I ricordi che avevo della discesa dal passo si rivelano subito troppo ottimistici: il sentiero inizia con un fondo pessimo, e una pendenza eccessiva per i miei gusti. Alcune centinaia di metri con la bici al fianco, poi riesco a salire in sella.
Si susseguono comunque molto spesso tratti decisamente poco praticabili.
Dei 2km abbondanti di discesa, direi che non più del 50% sono "ciclabili", per i ciclisti "seri" - nel mio caso, ne ho percorso in sella il 25%.

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2.2: il pianoro, fino alla diga del Gleno

Se il primo pezzo si rivela un discreto massacro, questo concede al prode ciclista momenti di puro rilassamento, misti a qualche passaggio più tecnico nel tratto di sentiero che unisce il pianoro in quota a quello più a valle.
Il fondo è spesso erboso e morbido, talvolta un po' sassoso.
Vi sono anche alcuni tratti poco ciclabili, ma nel complesso la ciclabilità è del 95% (come sempre per quelli seri) - nel mio caso ho percorso in sella circa il 90%.

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I più fortunati si potranno imbattere in qualche marmotta di vedetta, nel tratto di sentiero erboso: la simpatica e diffidente bestiolina, attendendosi il passaggio di escursionisti appiedati, verrà colta di sorpresa dal ciclista che le si presenta a 30 km/h, e rischierà l'infarto dandosi ad una fuga precipitosa. Poichè il suo ruolo le impone di avvisare le colleghe con i consueti fischi di allarme si avrà modo di assistere all'inconsueto spettacolo di una marmotta col fiatone che cerca di fischiare, obiettivamente con poco successo.
Sarà poco ecologista, ma devo ammettere che ritrovarmi in scia alle (abbondanti) terga per una trentina di metri è stato veramente divertente....

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2.3: tratto pianeggiante dalla diga all'inizio della discesa su Pianezza

Circa 1km di sentiero pianeggiante e panoramico. Talmente rilassante che si rischia di rilassarsi troppo, e di consumarsi la pelle di uno stinco grazie al un pedale che scivola dal piede in un passaggio poco più che di routine.
I mitici calzettoni ascellari del cllocate saranno magari discutibili esteticamente, ma si sarebbero rivelati assai utili :-)
Ciclabilità: 100%

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(ammetto che la fotografia non è molto panoramica - in realtà si tratta di un doveroso omaggio alla fida cavalcatura)

2.4: discesa verso Pianezza
Se per quanto riguarda il passo di Belviso i ricordi si sono mostrati decisamente ottimistici, per questo tratto in discesa è accaduto il contrario.
I primi 10 metri sono forse un po' critici, a causa di 5-6 gradini piuttosto impegnativi; poi non si può che apprezzare la recente sistemazione del sentiero. Pur essendo piuttosto ripido, e con tornantini stretti, la ciclabilità è del 100%.
Il fondo è talvolta un po' smosso, ma generalmente buono o ottimo.
Persino io (escludendo i gradini iniziali) l'ho percorso completamente in sella, con una sola penalità da appoggio di piede su un tornante preso troppo largo.
In pochi minuti si arriva alla strada sterrata che porta a Pianezza.

2.5: strada sterrata per Pianezza
Una volta terminato il sentiero, si volta destra imboccando la strada sterrata che conduce alla piazza di Pianezza. Essendo la strada banale, opto per l'invitante sentiero che taglia in linea retta nel bosco.
Ovviamente l'inizio è semplice e invitante; altrettanto ovviamente la pendenza aumenta di colpo, e il fondo liscio lascia spazio a dei bei gradoni. Con la mia consueta abilità riesco a ripetere il numero nel quale mi sto specializzando: impuntamento della forcella, e cappottamento (fortunatamente senza pubblico). Grazie alla mia innata agilità effettuo un perfetto atterraggio su due piedi, condito da imprecazioni obiettivamente piuttosto lievi, e risalgo in sella prontamente per percorrere gli ultimi 100m di sentiero.
Ciclabilità: 100% sulla strada, 100% (salvo inconvenienti) sul sentiero.

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2.6: da Pianezza a Schilpario
Dopo un ritemprante succo di frutta ad uno dei due bar di Pianezza (è risaputo che il succo di frutta è più energetico del chinotto...), 5 km di discesa su asfalto permettono di passare dai 1265m di Pianezza ai 900m della strada provinciale che ci riporterà a Schilpario, attraversando Vilminore a circa metà della discesa.

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Il ciclista vecchio e saggio subodora immediatamente che tanta bella discesa implicherà a breve un'altrettanto brutta salita, e il ciclista vecchio e saggio, si sa, ha sempre ragione.
Infatti ci attendono 2,5km abbastanza ripidi (soprattutto tenendo in considerazione l'affaticamento pregresso) (che ci riporteranno a quota 1100m), seguiti da altri 2,5km pianeggianti.
Ho percorso la salita con un rapporto degno di una ascesa ad un rifugio più che di un trasferimento su asfalto, inanellando litanie varie, ma sono sopravvissuto.
Al termine di tutto ciò ci ritroveremo al punto di partenza, ovviamente.... stanchi e soddisfatti.

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Breve tabella tempi-distanze (i tempi totali non tengono conto della pausa pranzo + rianimazione al rifugio e al bar di Pianezza; tengono conto invece delle soste brevi per fotografie e ossigenazione):

Da
A

Km tot.

Tempo parz.

Schilpario

Rif. Tagliaferri

12

3:05

Rif. Tagliaferri

P.sso Belviso

13,6

0:35

P.sso Belviso

pianoro

16

0:35

pianoro

Diga Gleno

19,2

0:35

Diga Gleno

Pianezza

22,2

0:20

Pianezza

Schilpario

32

0:35







tot.

5:45



Domandone finale: "lo rifaresti???"

Obiettivamente forse no (diciamo 60% no - 40% sì).
La salita al rifugio è decisamente impegnativa - per avere un riferimento, una classica Carona-Rif.Longo o Calvi è lunga circa 7,5km, ed è pedalabile. Questa è di 12km, e molto poco pedalabile; dopo qualche km, una bici da spingere causa un notevole aggravio di fatica, e se non riesci a fare a meno di riflettere rischi anche di sentirti un po' pirla.
Il tratto in salita dal rifugio al passo è ancora molto faticoso, con la bici al seguito - a piedi ci vorrebbe la metà del tempo.
La nota più stonata è stata probabilmente la discesa dal passo, che ricordavo molto più fattibile.
Divertente, e splendido paesaggisticamente, il pianoro fino alla Diga.
Nota positiva per la discesa su Pianezza che, a patto di avere buone coperture, è rilassante ma non troppo banale.
Poco gradevole, indubbiamente, la risalita a Schilpario, che è piuttosto ripida, ma non massacrante (non è il Passo della Presolana, dopotutto) - ovviamente va tenuto presente che è preceduta da una trentina di km non certo rilassanti.

Conclusioni: giro ad anello decisamente faticoso. Se la discesa dal passo fosse più ciclabile sarei probabilmente più propenso a rifarlo.
Comunque, si tratta certamente di un itinerario non banale e meritevole sotto molti punti di vista: ambienti attraversati, varietà dei paesaggi e dei panorami, buona cucina, varietà delle discese.
Per quanto riguarda la mia condizione fisica oscilla forse un po' pericolosamente tra la "sana strapazzata" e il masochismo, ma non ho avuto strascichi il giorno successivo (quindi lo piazzerò nella prima categoria).
Ovviamente questo è decisamente soggettivo, e la valutazione varia in base alla preparazione fisica del "ciclo-escursionista" - per quanto mi riguarda lo considero comunque uno degli itinerari più faticosi tra i (pochi) finora affrontati.
Una volta seduto in auto mi sono decisamente sentito "All Mountain" :-)

Nota finale x cllocate (e, in generale, per gli osservatori attenti e "tennici" - e, soprattutto, con un telaio "strano")

Gli osservatori più attenti avranno forse notato la presenza di una camera d'aria legata al telaio; non si tratta di un ricambio (quello se ne sta al riparo nell'apposito sacchetto sottosella) ne' di uno strano vezzo (cui non sono aduso).
E' invece la (brillante, consentitemi) soluzione ad un problema che mi ero posto poco dopo il passaggio al nuovo mezzo, ovvero "come c...o faccio a portarmela in spalla, quando serve, con un telaio di forma siffatta?".
La soluzione mi è balenata alla mente pochi giorni orsono, e il battesimo del fuoco ne ha confermato la validità: una vecchia camera d'aria, legata con un solido nodo, e un'asola entro cui infilare il braccio.

Vantaggi di questa soluzione:
- costo zero (GROSSO vantaggio)
- comodità: essendo la camera d'aria elastica, le sollecitazioni alla spalla sono molto inferiori rispetto ad un contatto diretto con il telaio
- funzionalità: a patto di mantenere l'asola sufficientemente corta la bicicletta si solleva a sufficienza dal terreno per il trasporto, anche su terreno ripido (magari conviene bloccare la forcella in posizione leggermente abbassata, per guadagnare qualche centimetro). Ci si deve chinare meno per raccogliere la bici, e quando si è stanchi "every little thing counts..."
- last but not least: permette il trasporto di biciclette con telaio "difficile", che sarebbero non trasportabili o dolorose
- è molto rustico, quindi non ti fa passare per "fighetto"

Svantaggi:
- puoi dimenticare a casa la camera d'aria, e accorgertene solo al momento del bisogno (verosimilmente accadrà solo una volta, poi gli ematomi alla spalla contribuiranno allo sviluppo della memoria)

Segue una breve dimostrazione dell'utilizzo della soluzione proposta:

step 1: l'arguto ciclista si rende conto della necessità di trasportare la bici in spalla, ed afferra risolutamente l'asola

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step 2: il forzuto ciclista si china, infila il braccio nell'asola, e riguadagna (con un gemito ben dissimulato) la posizione eretta, a lui più consona


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step 3: et voila' - il risoluto ciclista si prepara ad affrontare l'ostacolo, rinvigorito dalla constatazione della superiorità del suo genio sull'impervio terreno

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Che dire... "la camera d'aria è come il maiale: non si butta via niente!" (perla di saggezza)

La brillante invenzione è "donationware" - chi decidesse di adottarla si senta libero di richiedermi le coordinate dell'account paypal, per poter effettuare con tutta comodità un versamento a titolo di riconoscenza.